Monthly Archive for Agosto, 2006

Reportage Trieste

Trieste è una città meravigliosa, nel senso letterale del termine.
Ti meraviglia, ti stupisce sempre.
Chi non la conosce non può immaginare quanto sia complessa la varietà e la particolarità della sua cucina legata alla sua sofferta storia e alla commistione dei luoghi che la costituiscono.

Questa era la mia terza gita in città e ho potuto apprezzare piatti nuovi che non conoscevo.

Prima un po’ di cartoline, cosi vi ambientate!

Immagine
Panorama da una località sul Carso vicino a Prosecco

Immagine
Ruderi del “vecchio” Castello di Duino - visitabile il “nuovo” castello

Immagine
Muggia

Immagine
Spiaggia vicino Sistiana - N.B. Il mare a trieste è pulitissimo e belissimo

Immagine
Chiesa ortodossa

Immagine
Rosone della Sinagoga

Immagine
Sedie ribaltate da raffiche di bora in Piazza Unità d’Italia

Immagine
Vista dal Molo Audace

Immagine
D’obbligo: Risiera di San Sabba - Unico forno crematorrio in Italia.

—-

Partiamo dall’aperitivo.
Spriz” bianco, ossia vino bianco e acqua/soda (niente aggiunta – come oggi in Veneto, di Aperol o Compari). Preso così ti procura un simpatico e “social friendly” brilluccichio alla testa, ma non ti fa ubriacare… Ho trovato un bar senza pretese che offriva anche frittelle di melanzane e polpettone di carne di accompagnamento.

Immagine

Per quanto riguarda i primi non ho fotografato nulla… me li sono solo pappati!
Cito per obbligo: gli gnocchi di susini (quest’anno assaggiati nella variante di albicocca) e la jota (una zuppa con crauti, patate, fagioli).
Gli gnocchi di patate “semplici” vengono invece conditi con diversi sughi come quello di anatra o di arrosto.
Dall’avanzo di impasto degli gnocchi si prende un rotolino di pasta lungo circa 15 cm, si ripiega un poco al centro formando una V aperta e si frigge: ottieni un contorno a molti insolito e davvero squisito: i chifeletti.
Nel ristorante sul Carso che adoro (comincio a stare simpatico anche alla cuoca che ha detto che mi prende a fare uno stage lì…) ci hanno proposto anche una versione della jota preparata con, al posto dei crauti, barbabietole inacidite coi mostaccioli (n.b. della cuoca: da non fraintendere con la brovada che quest’ultima si fa con le barbabietole a pezzetti e con un procedimento diverso… lei dice che “la brovada si fa in Friuli”…).

Sempre friulano è il frico. Una frittata di patate e formaggio latteria o di malga. A Trieste lo fanno con le patate prima sbollentate, mentre nell’alto Friuli, in Carnia, con le patate grattugiate e cotte direttamente in padella (me lo faceva mia nonna!). Il frico lo mangi con la polenta, altro must imperdibile (polenta soda, che tagli a fette e che “ti puoi mettere in tasca”).

Parlando ancora di patate, le patate in tecia (patate al tegame) sono assolutamente sorprendenti da quanto siano un piatto semplice ma al contempo così gustoso. Sono patate bollite che vengono portate al termine di cottura in padella con olio/burro, cipolla (chi la mette e chi no) e pepe.

Una cosa che mi fa impazzire a Tireste è il radiccetto da gustare con aglio crudo sminuzzato e fagioli Lamon lessati. E’ tenero, amaro ma non troppo e viene raccolto giovane giovane.

Immagine

Per quanto riguarda la carne, ce né per tutti i gusti.
Cito lo stinco di maiale, gli sloveni, ma anche triestini-carsolini, cevapcici e i bolliti.
In un locale tipico, potete trovare bollito di tutto: lingua, costine, salsicce tipo wulster (che chiamano credo Vienna), cotechino… Serviti con senape e tanto tanto cren grattugiato (rafano). Abbiamo anche mangiato dei crostini (di pane nero con cumino) con una sorta di mousse di diversi formaggi morbidi con sopra una bella spolverata abbondante di paprica.

Immagine
Immagine
Immagine

Per quanto riguarda i vini, se andate (DOVETE andarci!) sul Carso la località in cui la produzione è migliore è Propotto. Un luogo magico.
Piccoli vigneti su terra rossa che guardano il mare dall’alto. La brezza marina li accarezza, portando dal golfo umori marini. I profumi del (sotto)bosco dell’altopiano carsico conferiscono all’uva i sapori della terra e ci regalano due vini molto particolari: Terrano e Vitoska. Da non sottovalutare anche il Malvasia (da non fraintendersi con il vino dolce!) e lo Sauvignon.

Sul Carso aguzzate le vista, quando adocchiate una frasca sul ciglio della strada fermatevi o prendete il bivio sulla quale e’ posta. E’ un segnale ben preciso che indica che è aperto un osmizze.
Significa che un’azienda agricola per un periodo limitato di giorni è aperta al pubblico e fornisce una “mini” ristorazione. Seguite le frasche ed entrate a casa degli agricoltori. Troverete vino, insaccati, uova sode, pane, e anche dolci.

Immagine

Bene. Se non vi siete troppo annoiati, possiamo passare al pane e poi ai dolci.

Il pane a Trieste è buono. Ne ho provato diversi tipi, biga (di cui parlava AB-), pane con semi vari, altro pane all’olio di cui non ricordo più il nome e ho immortalato forse il più comune e tipico: la sciopetta!
Assomiglia nel formato al Biove, è un pane ben lievitato, leggero, condito direi. Crosta croccante e non troppo grossa e mollica morbida.

Immagine
Immagine

I dolci.
Che dire, banalmente: tanti e buoni.

Gubana, Presniz, Putizza, Struccolo, pasticceria semi-mignon (brasiliani, rotoli, pasticcini alla frutta, alle creme…) Pinza. (Dovrei aprire anche un paragrafo sui caffè storici e sul caffè… ma non ce la faccio!)

Immagine
Immagine
Immagine
Immagine
I dolcetti dell’ultima foto provengono da una pasticceria che ha piu’ di 160 anni e che cuoce tutto ancora col forno a legna (la gentile commessa mi ha detto a proposito del forno: “abbiamo solo quello!”)

La Pinza al burro è semplice e devastante.
L’ho provata in un paio di pasticcerie.
Questa e’ una versione piu’ moderna e piu’ lievitata (c’e’ anche un post nel forum).
Immagine
Immagine

Questa credo sia più storica.
Piu’ soda e piu’ “pandorosa”.
Immagine

Sto male a scrivere di questo.
Mi ingarbuglio per forza, visto che mi sento ingarbugliato al ricordo.
Premesso che quella piu’ lievitata è pure molto buona, diversi amici triestini mi hanno invitato ad andare in un’altra pasticceria storica, dicendo che era migliore…
Vado e attaccato bottone, come mio solito, al pasticcere elogiando il suo lavoro (dopo aver mangiato un pasticcino di sola spuma di cioccolato e panna buono da piangere - e avendo pure una mia rivalsa su chi mi prende in giro quando uso il righello per fare alcuni formati di pane: l’aiuto pasticcere usava anche lui il righello…). Chiedo informazioni sulla pinza, lui inizia a spiegare dicendo che la prepara dalla mattina e finisce la sera. Fa un lievitino, poi progressivamente aggiunge farina, uova burro… Tre lievitazioni piu’ quella finale. Cottura a 160°. Poi non riusciva a spiegarsi. Scompare e dopo poco ritorna con un cartoncino con LA RICETTA. Mi dice “vedi”, “ci vanno…” Lui parlava e io non lo ascoltavo più. Leggevo e cercavo di memorizzare pensando contemporaneamente se potevo chiedergli di trascriverla. Poi mi sentivo in imbarazzo perché mi pareva di rubare un segreto di stato. Insomma alla fine sono uscito senza aver memorizzato nulla (era lunghissima) e senza aver osato chiedere (potevo fotografare il cartoncino in 1 secondo…)

Se siete riusciti a leggere sin qua, voglio chiudere col mio dolce preferito. Di cui finalmente ho trovato la ricetta. La GHIBANIZZA:

Un dolce a strati. Base di pasta frolla e farce diverse separate da un sottile strato di pasta tipo strudel: mele, ricotta e uvetta, noci, semi di papavero.

Immagine

Mi scuso con Athena, con i triestini e con chi conosce Trieste se ho scritto qualche inesattezza.
Volevo solo condividere con voi la mia esperienza che di certo non è esaustiva rispetto a tutto quello che Trieste può offrire…

Vi rendete conto che vi ho raccontato solo sommariamente di ciò che potete trovare in un unico luogo (che è in Italia)?!
Una gita davvero entusiasmante: andate a Trieste!

Marmellata di zucca (Capelli d’angelo)

Marmellata molto diffusa in Spagna da utilizzare nei dolci. In particolare io adoro la coka, una brioche stesa farcita con capelli di angelo e mandorle, … che preparerò presto!

La zucca in questione, si può gustare anche salata con un condimento di pomodoro…

La ricetta che segue e’ la “sintesi” di diverse ricette trovate in rete su siti spagnoli.

Capelli d’angelo:

1 kg di polpa di zucca
1 kg di zucchero
scorza di un limone oppure stecca di cannella
100 gr acqua

Rompere la zucca, meglio se fatta riposare 6-12 mesi dalla raccolta (a me sembrava assurdo, ma magari e’ meglio, e l’ho usata subito). Usare un martello in modo che la buccia si separi da sola dalla polpa. E comunque utilizzare un buon coltello…

Immagine

Pulire come un melone e dividere i pezzi di zucca (io forse ho fatto pezzi troppo piccoli, meglio stare sui 8-10 cm circa) e porli in una pentola con un poco di acqua (100 gr).

Immagine

Immagine

Portare a bollore l’acqua a fuoco forte, mettere il coperchio, abbassare e cuocere 10 minuti.
Scoperchiare e continuare altri 10 minuti a fuoco lento mescolando spesso, lasciando sfiatatoi, in modo che si formino i capelli (i pezzi si sfaldano riducendosi in filamenti).

Immagine

Immagine

Unire lo zucchero e l’aroma scelto.

Immagine

Cuocere 20 minuti a fuoco medio senza mescolare. Schiumare e cuocere altri 10 minuti mescolando ogni tanto.

Ho tenuto da parte i semi, se qualcuno li vuole per piantarli il prossimo anno non ha che da chiedermeli!